Mercoledì 20 Gennaio 2010 16:58
Raccontare il Festival di Sanremo come se fosse un'opera pop o meglio di quella pop art
che spesso ci ha fatto capire più di tante altre espressioni il senso o il non senso della
nostra contemporaneità.
Non ci aveva pensato mai nessuno di mettere in piedi una mostra
per raccontare il Festival della canzone italiana, attraverso momenti e curiosità, oggetti e
feticci, che restituissero il valore artistico e popolare, senza dimenticare l'evoluzione del
costume, che si specchia in questa manifestazione, non a caso citata come esempio perfetto
di pop art.
Così Pepi Morgia ha pensato la sua mostra sul Festival, come se stesse
esponendo dei quadri concettuali sui sessant'anni di storia passati, in totale libertà, senza
cadere nel tranello dei facili didascalismi o peggio ancora in quello degli archivi polverosi
che vengono aperti.
Tutto quello che è stato vive senza tempo nella mostra di Morgia, tutte
le canzoni risuonano come se fossero state scritte oggi, tutti i cantanti cantano come in un
inesauribile presente.
I migliori trucchi che ci regala la memoria sono proprio quelli in cui
ci fa perdere la cognizione del tempo, in cui ci stordisce di emozioni, cancellando le parole
passato, presente e futuro.
Il Festival della Canzone Italiana compie 60 anni e, per festeggiare questo avvenimento, ho
voluto realizzare una mostra interattiva, che ripercorresse la storia non solo della gara, ma
anche della società: non un semplice elenco di canzoni, vincitori e vinti, presentatori e vallette,
ma anche i cambiamenti e l’evoluzione dei costumi del paese.
Gli anni che ho sulle spalle mi hanno permesso, ventunenne e baffuto per sembrare più
adulto, di esserci stato e di aver documentato se non i primissimi momenti, i passi successivi
dell’avventura canora più contestata ed amata d’Italia; di aver varcato la soglia del
camerino di Nilla Pizzi e di averla ritratta mentre un’avvenente produttrice floricola le offriva
un mazzo di sgargianti papaveri prodotti nella sua azienda di Ventimiglia e battezzati
“Nilla” per l’occasione.
A noi non interessava contestare i cantanti o le canzoni, ma soprattutto il contesto
culturale del festival.
I primi Festival li ho seguiti da bambino e poi da ragazzino. Quando Modugno cantava
“Volare” avevo 10 anni.






